Il gioco del Jolly

Non esiste l'impossibile. L'impossibile non esiste.

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CAMPANELLINI

suonano *loading* sonagli

mercoledì, 31 agosto 2005

Jolly

Sono un Jolly. Io sono un Jolly, e l'ho capito da poco tempo. Ora, è un po' difficile da spiegare. Fate conto che non ce ne sono tanti, in giro. Pressappoco uno ogni cinquantadue persone. O uno ogni cinquantadue sogni. O uno ogni cinquantadue anni, o cinquantadue settimane. Il momento del jolly arriva ogni 52 volte di qualcosa. Le persone che si incontrano, che si amano, che si odiano, possono mettersi pure a calcolare, e ne avranno solo la conferma. Quando arriva il momento nel quale il Jolly scopre le carte, è la sabbah, la festa, coriandoli e strana felicità. Dura poco, molto poco, ma segna sempre qualcosa. Il Jolly è il desiderio di non avere seme, di non avere numeri da sommare con niente, di avere contemporaneamente il valore che si vuole e nessun valore. I Jolly si collezionano o si buttano via, non ci sono vie di mezzo. No so quale sarà il prossimo mazzo nel quale entrerò, e sinceramente me ne preoccupo poco. Il gioco finirà, e mi troverò a vagare per il mondo con il mio cappello da matto in testa, e la voglia di sorridere sempre. dlin dlin

Scampanellato da : bubuking a 08:59 | link | commenti (8) |

martedì, 30 agosto 2005

Un'idea senza motivo

Prima di iniziare a scrivere, solitamente, si tira un respiro. Alla scuola baol ci insegnano a immaginare di essere una cosa, o un luogo, o una persona, o un animale, e poi diventare quella cosaluogopersonanimale. Il problema è che, grazie al trucco che si impara sottobanco per evitare di scrivere, ho tirato un respiro lungo 28 anni. Nessuno può disturbarti o pretendere che tu finisca il compito mentre stai tirando il Sacro Respiro. A un certo punto, quando ho visto intorno i compagni di banco finire le varie prove, e poi diplomarsi, e sposarsi e lavorare, e avere figli, e alcuni anche morire, a un certo punto, dicevo, quando ho cominciato a vedere le notti vomitare sui giorni e viceversa, i cieli capovolgersi, le lune nascondersi e sbirciare, i soli arrostire o farsi desiderare, a un certo punto, dicevo, quando ho visto chiudere la scuola, spegnere le luci, pulire i cessi, il bidello fischiettare, le bidelle smettere di bartezzagare, i presidi pensionarsi e ridursi in ciabatte sulla poltrona sognata da una vita, a un certo punto, dicevo, mi sono ritrovato da solo, al buio. Allora ho smesso di respirare, mi sono guardato intorno alla ricerca delle ultime scuse, e ho deciso che non ce n'erano più.

Scampanellato da : bubuking a 10:52 | link | commenti |



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