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suonano *loading* sonagli
Un altro Jolly ancora, uno dei migliori: Augusto Daolio, musicista, pittore, poeta.
Non dirò molto di lui. Riporterò una delle sue poesie, un testo meravoglioso, divenuto una meravogliosa canzone.
E' una delle più belle canzoni d'amore e di vita che io conosca, e la sento così vicina, quando la ascolto, che mi sembra di poterla toccare con una mano.
Ecco che il tempo cambia già,
comincia (inizia) qui un nuovo ciclo ormai,
e sento che la mia stagione è qui,
fa freddo ma c'è il fuoco accanto a te.
Di fuori no un suono non c'è più,
le stagioni stan dormendo intorno a noi,
scorre acqua nuova dentro agl'occhi tuoi,
come è strano essere amanti io e te
eravamo solo amici io e te.
E così la vita cambia in me,
io amo te, la mia parola è sì,
impazzirà nel buio la città
che chiaro c'è che pace insieme a te.
Ma come mai il tempo fugge già,
le stagioni ora sono realtà,
E' tornato il vento e l'amore va,
com'è strano essere amici io e te,
eravamo ieri amanti io e te.
Gibran diceva che il confine che separa il saggio dal folle è più sottile della tela del ragno.
E' un pensiero bellissimo, ma incompleto. Il confine, come concetto, presuppone che ci sia un "aldiquà" e un "aldilà". Siamo abituati fin dall'infanzia a ragionare bidimensionalmente, cosa che si riflette poi anche (rovina!) nei sentimenti e negli attegiamenti di tutti i giorni: amare, non amare; volere bene, odiare; riflettere, agire d'impulso; avere fame, essere sazi. Tutte cose che presuppongono un confine tra l'una e l'altra. Corpo, anima. Non so se questo modo di pensare, tipicamente occidentale, sia di una qualche comodità per auto-ingabbiarci in una piattezza che da una parte ci rassicura, dall'altra a volte ci innervosisce. Cosa ne sarebbe della nostra cultura, se ci fosse una massiva presa di coscienza del fatto che siamo caotici, sfaccettati, un'orgia di atomi tenuti assieme da fenomeni che faticosamente cerchiamo di chiamare "leggi"?
No, non credo esista solo un confine tra saggezza e follia. E i bambini? Sono saggi o folli? Un bambino che è troppo adulto per la sua età è certamente detto saggio, mentre un adulto che rimane troppo bambino, è sicuramente detto folle. Ma l'adulto e il bambino sono lo stesso ammasso di elettroni impazziti, cambia solo il numero, o la dimensione delle scarpe, o la capacità di sentire il sapore di una gazzosa all'arancia anche dentro le ginocchia, e sentirlo davvero, quel sapore, che si sposta da un orecchio all'altro e poi sotto i capelli e dentro il ditone del piede (i grandi lo chiamano alluce, che nome ridicolo. Si vede lontano un miglio che è un DITONE), insomma, sentire che va in tutti quei posti dove non ti aspetteresti di sentire il sapore dell'arancia.
L'Idiota di Fedorone Dostoevskij, che ha commosso mezzo mondo chiedendo al Signore come mai muoiano i bambini, è un idiota letterario, finto, costruito, il primo esempio di personaggio da auditel che ti commuove con una domanda così semplice, disarmante. Patetico. Un vero idiota, non si sognerebbe mai di rivolgersi a nessun dio, per fare questa domanda. Si darebbe una risposta, perché il vero idiota E' dio.

Nei comuni piccoli hanno una classe infinitamente superiore rispetto ai comuni di grandi dimensioni.
Mi è capitato di notarlo seguendo diverse date di una tourneé estiva di un mio amico regista teatrale. Il Carro Poetico, così si chiama lo spettacolo, ha toccato le piazze di 50 comuni. Io sarò stato a vederli e ad aiutarli a smontare la scenografia una quindicina di volte. Ho visto amministrazioni comunali fregarsene altamente, ho visto assessori alla cultura scegliere luoghi, per la rappresentazione, che non avrebbero potuto ospitare neanche una partita a briscola, ho visto il peggio che si potesse vedere proprio lì dove avevano più risorse. In molti piccoli paesini, invece, ci tenevano LORO, il comune, i cittadini e via dicendo, a fare bella figura. Ieri a Corno Vecchio, in provincia di Lodi, piccolissimo bruscolino di 200 abitanti, ci hanno (dico "ci hanno" perché ogni volta che vado, per qualche motivo, tutti credono che anche io faccia parte della compagnia. E' vero che do' una mano a smontare, però se c'è da mangiare e bere, sempre presente!) dicevo ci hanno offerto una spettacolare bottiglia di vino del posto che accompagnava formaggi e salumi fatti lì, non comprati chissà dove, in una trattoria/bar/osteria/pub/ritrovo (in un paese di 200 abitanti non è che ci sono tante cose sparpagliate, meglio raggruppare) bellissimo da vedere e con una grande cortesia.
Il posto si chiama La Costa e fanno un rosso che fa resuscitare i sentimenti.
Ecco un altro Jolly, un uomo dalle molte facce, complicato e geniale, versatile e avanti cento anni rispetto ai suoi contemporanei.
Andy Kaufman. Già i REM gli dedicarono una canzone molto bella, Man on The Moon. Andy non era un comico, non era un attore, ma era molte più cose insieme. Contemporaneo di John Belushi, ma molto più sperimentale, meno "animale", sicuramente.
Alla fine, era un bambino che sapeva ancora stupirsi dei colori del mondo. E che desiderava un mondo di adulti tornati bambini.
Ha stupito continuamente, anche dopo la sua morte.
Un Jolly specializzato in tiri mancini.
Interpretato splendidamente da Jim Carrey nel film di Milos Forman, Man On The Moon. Commovente, divertente, cinico, tenero, infantile: un fuoco d'artificio.
CREMA - Ieri sera, appuntamento annuale con il Panino Day, il concerto che tutti gli anni viene organizzato a Crema dalla Fondazione Paolo Panigada, meglio conosciuto come Paul Branagade, o anche Mu Fogliasch, Foiàs, Fester, Filìp, Sfoglia, Fogliame, Fernet, Flit, Voyage, Foster, Luigi Piloni, Paolone, Largo Factotum o semplicemente PANINO.
Paolo Panigada è stato un musicista eccezionale, sia come compositore, che come maestria tecnica, che come versatilità e sentimento. Suonava qualsiasi strumento. Ha scritto colonne sonore per film, spettacoli teatrali, ha recitato nel jesus Christ superstar rappresentato con la compagnia Teatro della Munizione di Messina nel ruolo di Caifa, è morto suonando, su un palco, il 23 dicembre 1998, sulle note di "Rocking in Rhythm" degli Weather Report. Come un pugile che muore sul ring, combattendo, il grande Panino ha suonato fino alla fine. Il concerto è stato ovviamente molto bello, difficile non rimanere stupiti dalla bravura tecnica degli Elii sul palco. Ma la cosa meravigliosa è il ricordo, leggero e al tempo stesso importante, di questo grande musicista polistrumentista. Oltre a poter sentire buona musica, con i 12 euro del biglietto, si è contribuito allo scopo dell'Associazione Paolo Panigada, ovvero quello di creare delle sale prova per i gruppi della città di cui Panino era originario: Crema. Insomma, Panino pensa alla musica anche se ha smesso di suonare sugli strumenti di noi mortali.
Ovunque tu sia, per qualsiasi dio tu stia suonando, forza panino!
Non capisco le mode, non le capirò mai. Il telefilm che tutti guardano, i pantaloni che tutti mettono, le magliette con la A che si autoincula; il dannato iPod a cui mancano oramai solo gli accessori hard (ma non tardranno ad arrivare, vedrete), ci sono lettori mp3 che costano un quarto e funzionano anche meglio; le scarpe che quest'anno vanno a punta mentre il prossimo anno andranno a cippa di cazzo, il telefonino con la videocamera dell'ultima generazione, ovverosia dell'ultima settimana, e tra una settimana lo si cambia, l'ADSL a 60 megabit, ovviamente teorici, il fottutissimo bluetooth: la gente non ha ancora capito che non serve a una sega e che oltretutto non funziona; i tormentoni di Striscia la Notizia ad ogni dannato cambio di conduttori; i blog, cristo di dio, i blog.
Io penso che
una farfalla
sia semplicemente
un bruco
che si è rotto
i coglioni.
Da quando ho ripreso a suonare, ho ritrovato un amore che credevo finito. La Musica, mi sta dando le uniche soddisfazioni emotive della mia vita attuale. Mi sono comperato anche l'autoradio, cosa della quale avevo dimenticato l'importanza, e mi ritrovo, dato che faccio dai 60 agli 80mila chilometri all'anno, di nuovo avvolto nelle braccia blu della musica. Canto, suono con la mente, faccio con le dita, nell'aria, i movimenti che farei sul mio basso. Mi faccio penetrare dalle sensazioni, come succedeva un tempo, e anche di più. E poi, quei due giorni nei quali suono con i miei fratelli Wireds, beh, quella è la mia vacanza.
Non ho bisogno di niente altro per stare bene, anche se la vita ce la sta mettendo tutta per farmi stare male.
Finché c'è Musica, nulla può ferirmi. Nulla più.
Ho l'orologio del blog che va indietro di un'ora.
E non me ne frega un cazzo. (: